Rassegniamoci a pagare nei prossimi mesi mobilieri, falegnami, carpentieri e parchettisti di più di quanto abbiamo fatto finora. Negli Stati Uniti i futures sul legno hanno avuto un’improvvisa accelerata. Il prezzo è cresciuto del 49% nel giro di tre settimane, raggiungendo un valore che è oltre doppio di quello dell’anno scorso nel medesimo periodo invernale: 1.000 dollari per 1.000 board feet, pari a a 2,36 m³. La stessa dinamica si registra in Europa dove il costo della materia prima sul mercato, principalmente il legno da costruzione (sia massiccio sia incollato), è aumentato del 60-70% rispetto alle contrattazioni commerciali del settembre 2020. Per fare un esempio, il legno lamellare, uno dei più usati, è passato da 400 a 700 euro al m³.

Le ragioni del boom dei prezzi del legno

Tutto parte dalle abbondanti nevicate nelle zone montane dell’emisfero boreale che hanno portato carenza di materiale e livelli di scorte molto bassi. A questo si è aggiunto un boom dell’edilizia nel Nord America a partire dagli ultimi mesi del 2020, tanto che l’Europa lo scorso anno ha spedito in America il 54% in più di legno di conifera segato (per un totale di 3,5 milioni di m³).

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